sabato 3 dicembre 2011

Le cose si toccano. Ciclo di Presentazioni del libro, 12-15 dicembre 2011

Paolo Calabrò

Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne

Ed. Diabasis, 2011




Lunedì 12 dicembre 2011, ore 18

Bergamo, Fondazione Serughetti La Porta. Introducono Gianni Vacchelli (autore di Dagli abissi oscuri alla mirabile visione e Per un’alleanza delle religioni) e Fulvio Manara (Università di Begamo).



Martedì 13 dicembre 2011, ore 21

Sacile (PN), La Locanda di Bygio, ristorante e wine bar.



Giovedì 15 dicembre 2011, ore 10

Università degli Studi di Udine, Palazzo Antonini. Seminario dal titolo “La parola del filosofo e il termine dello scienziato. Riflessioni sul linguaggio a partire da Raimon Panikkar”. Introduce la Preside della Facoltà di Lingue e Letterature straniere, p.ssa Antonella Riem Natale.



giovedì 24 novembre 2011

Seminario su Filosofia e Fisica all'Università di Udine

Il giorno giovedì 15 dicembre 2011, alle ore 10,00, presso l'Università di Udine - Palazzo Antonini, Paolo Calabrò terrà un seminario dal titolo "La parola del filosofo e il termine dello scienziato. Riflessioni sul linguaggio a partire da Raimon Panikkar".

Scarica il programma dell'intero ciclo di seminari dal titolo "Parola creativa: traduzione, musica e poesia nelle letterature di lingua inglese".

sabato 29 ottobre 2011

Recensione di Silvana Radoani

di Silvana Radoani

È la prima volta che su questo blog segnalo un libro, ma mi preme sottolineare l'eccellente lavoro del dott. Paolo Calabrò su Panikkar e pertanto è un libro, perlopiù di filosofia-antropologia che consiglio a tutti.

In questo libro l’autore è riuscito egregiamente a fornire un sunto di quasi tutto il pensiero del grande pensatore catalano, Raimon Panikkar e a mettere in dialogo il pensiero filosofico e religioso con quello delle cosiddette scienze, finanche la fisica. Questa operazione è compiuta attraverso un grande risalto dato all’analisi del nuovo uso del linguaggio che sembra tramutare l’uomo in macchina e pertanto in oggetto, staccato da tutto.

venerdì 28 ottobre 2011

Stefano Santasilia recensisce Paolo Calabrò

«Le cose si toccano», questa la tesi, che è soprattutto posizione critica, dell’autore ma anche del pensiero di quel personaggio che è primo oggetto di tale testo: la riflessione di Raimon Panikkar riguardo ai fondamenti della scienza moderna. Come ravvisa Pietro Barcellona nell’introduzione, un atteggiamento critico, in questo caso, deve soprattutto essere vigile nei confronti delle definizioni perché esse non sono affatto neutrali: sono proprio le definizioni, nello specifico il senso simbolico che assumono i termini che le costituiscono, a determinare la direzione e lo svolgimento della cultura, quindi della vita umana (pp. 8-9). Eppure, proprio la genesi del senso dei termini, processo sempre relazionale, mostra l’infondabilità di qualunque pretesa di assoluta oggettività semantica e denotativa che possa avanzare la scienza.

martedì 18 ottobre 2011

Achille Rossi su Le cose si toccano

Nei mesi successivi alla morte di Panikkar sono usciti diversi saggi su questa atipica figura di pensatore, che hanno tentato di descriverne sia lo spessore umano che la trama concettuale. Quello di Paolo Calabrò Le cose si toccano (Edizioni Diabasis 2011) ha una originalità particolare, perché cerca di andare al cuore del pensiero di Panikkar, e di mostrare come esso sia non solo compatibile con le scienze moderne, ma possa addirittura fecondarle. Obiettivo ambizioso perché richiede una bella padronanza della sintesi panikkariana e una frequentazione intellettuale del mondo scientifico, due qualità non facili da acquisire per un ricercatore giovane come Paolo Calabrò. Lo ricordo, ancora laureando, discutere animatamente con Panikkar nella piazza della nostra città dopo il convegno su “Pensare la scienza” nel settembre 2003. Il dialogo intellettuale con Panikkar è proseguito intenso nell’arco di quasi un decennio e ha prodotto un testo significativo, che si fa apprezzare per la chiarezza dell’esposizione e per l’abbondanza dei riferimenti bibliografici e delle note esplicative.

giovedì 29 settembre 2011

Calabrò, P., Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne, Edizioni Diabasis, Reggio Emilia, 2011

di Carlo Maria Cirino, 30.09.2011

Nel saggio, Le cose si toccano, Paolo Calabrò affronta un tema specifico del pensiero del filosofo e teologo Raimon Panikkar, quello riguardante i rapporti tra scienza e teologia. «A causa di un vuoto filosofico e teologico, la scienza si è trovata a rappresentare, per l’uomo occidentale, l’orizzonte dei suoi desideri cosmologici», senza però riuscire a realizzarli. Le parole si sono trasformate in termini, l’esperienza ha ceduto il passo all’esperimento; l’universalizzazione della tecnologia ha portato ad una occidentalizzazione del mondo che ha sepolto numerose tradizioni. Lungi dal criticare la scienza in quanto tale, Panikkar propone di rivedere il metodo scientifico, costruito essenzialmente sulla base della logica formale occidentale, fondata sul principio di non contraddizione e del terzo escluso, al fine di renderlo compatibile con una teologia che a sua volta si sia svestita di assolutezza. La teofisica, come lui la definisce, ci rivela che la realtà è ontonomica - tutto vi trova posto armoniosamente all’interno - e che la conoscenza non può fare a meno dell’amore se vuole raggiungere il proprio oggetto di studio.


Intervista a Paolo Calabrò

Le cose si toccano, un saggio sui rapporti tra la filosofia di Raimon Panikkar e la scienza moderna. Una tematica specifica affrontata in maniera documentata e approfondita. Com’è nata l’idea per questo libro?
Innanzitutto grazie per questa intervista. Il libro ha origini molto umili: ho cominciato ad approfondire la metafisica di Raimon Panikkar perché non riuscivo a capirla; la relazionalità radicale è qualcosa di eternamente sfuggente per chi è abituato alle ontologie classiche (monismo e dualismo). Più andavo avanti, più mi sembrava strana, avevo la sensazione che qualcosa rimanesse nell’ombra. A un certo punto, finalmente, mi parve tutto chiaro, e pensai: bene, questa metafisica funziona; purtroppo, però, non è compatibile con la scienza moderna. Allora iniziai ad approfondire il pensiero delle scienze moderne, in particolare la fisica, rendendomi conto che mi sbagliavo, e che Panikkar aveva ragione: cosmoteandrismo e scienze moderne non solo sono compatibili, ma mostrano anche una sorprendente affinità.

martedì 20 settembre 2011

La scienza... come un cancro. Intervista a Paolo Calabrò

di Gloria Germani

Paolo Calabrò, già redattore del Centro Interculturale Raimon Panikkar, ci ha regalato un saggio molto importante, anzi necessario, su uno dei nodi centrali del nostro presente: la scienza (Paolo Calabrò, Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne, Diabasis, 2011). Fine conoscitore della sterminata opera di Panikkar, Calabrò spazia tra gli articoli, i saggi, i libri del filosofo indo-catalano che ha dedicato la sua vita all’incontro tra saperi e culture diverse, e riesce a darci un quadro molto esauriente della filosofia di Panikkar e del suo centrale rapporto con la scienza. L’immagine del mondo che esce dalla filosofia di Panikkar – ben lungi dall’assomigliare ad un vago eclettismo tra pensiero orientale e teologia cristiana, di cui talvolta è stata tacciata - rivela le sue notevolissime convergenze con le scoperte della fisica post quantistica. Tale significativa confluenza è sottolineata attraverso citazioni puntuali di Panikkar da un lato e, dall’altro, di autori imprescindibili come Einstein, Bohr, Heisenberg, Planck, Mach. Il contributo fondamentale del saggio di Calabrò consiste nel dimostrare che la fede nella“ oggettività e l’universalità della scienza.... si radicano in una visione scientifica prequantistica che la fisica ha già da tempo superato, ma alla quale la percezione comune è rimasta ancorata”. Si tratta di un risultato fondamentale non solo a livello di culturale, ma anche per il nostro vivere quotidiano; infatti in esso sono contenute le premesse di quella rivoluzione culturale di cui – come ha sostenuto tra gli altri Fritjof Capra - oggi abbiamo disperatamente bisogno. Rivolgiamo a Paolo Calabrò alcune domande per approfondire meglio il tema e le sue implicazioni.

Cosa significa l’esortazione di Panikkar che dobbiamo “emanciparci dalla scienza”( che dà anche il titolo ad un suo saggio)?
Innanzitutto grazie per questa intervista. “Emanciparsi dalla scienza” significa essenzialmente liberarsi dall’idea (falsa) che la scienza sia qualcosa senza cui non possiamo vivere. Vuol dire anche liberarsi dal dominio della “macchina di secondo grado” (quella industriale), che impone all’uomo il suo ritmo accelerato e le sue esigenze, soffocandone la libertà (non si può smettere di fare manutenzione a un impianto nucleare, Fukushima insegna). Emanciparsi dalla tecnologia si può. E, secondo Panikkar, si dovrebbe.

giovedì 25 agosto 2011

Raimon Panikkar: la filosofia oltre il pensiero

A un anno di distanza dalla morte del filosofo catalano Raimon Panikkar, ricordiamo la ricchezza della sua lunga esistenza, ancora visibile nei tanti frutti che ha generato e nei tanti fiori che ancora sbocciano. Hai cambiato la nostra vita. Grazie, Raimon.

<em>L'intransigenza</em> di Paolo Calabrò. Recensione di Cristina Papini per "Galline padovane"

Quello con le letture della Casa Editrice Il Prato, ormai è diventato il mio periodico appuntamento con il relax. Ho da poco terminato di l...