Il romanzo di Calabrò, invece, si distacca da tutto ciò. Non indulge su dettagli truculenti, sul sangue. Si può dire che non si “sporca le mani”.
Tutta la vicenda ruota attorno alla devastazione compiuta, nottetempo e da ignoti, nei locali della rettoria della Chiesa di San Leopoldo, nell’immaginario paese di Puntammare. I locali sono di proprietà del Comune, ben più interessato a che la sua giunta municipale non resti invischiata nella vicenda, che non alla giustizia.
