giovedì 29 settembre 2011

Calabrò, P., Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne, Edizioni Diabasis, Reggio Emilia, 2011

di Carlo Maria Cirino, 30.09.2011

Nel saggio, Le cose si toccano, Paolo Calabrò affronta un tema specifico del pensiero del filosofo e teologo Raimon Panikkar, quello riguardante i rapporti tra scienza e teologia. «A causa di un vuoto filosofico e teologico, la scienza si è trovata a rappresentare, per l’uomo occidentale, l’orizzonte dei suoi desideri cosmologici», senza però riuscire a realizzarli. Le parole si sono trasformate in termini, l’esperienza ha ceduto il passo all’esperimento; l’universalizzazione della tecnologia ha portato ad una occidentalizzazione del mondo che ha sepolto numerose tradizioni. Lungi dal criticare la scienza in quanto tale, Panikkar propone di rivedere il metodo scientifico, costruito essenzialmente sulla base della logica formale occidentale, fondata sul principio di non contraddizione e del terzo escluso, al fine di renderlo compatibile con una teologia che a sua volta si sia svestita di assolutezza. La teofisica, come lui la definisce, ci rivela che la realtà è ontonomica - tutto vi trova posto armoniosamente all’interno - e che la conoscenza non può fare a meno dell’amore se vuole raggiungere il proprio oggetto di studio.


Intervista a Paolo Calabrò

Le cose si toccano, un saggio sui rapporti tra la filosofia di Raimon Panikkar e la scienza moderna. Una tematica specifica affrontata in maniera documentata e approfondita. Com’è nata l’idea per questo libro?
Innanzitutto grazie per questa intervista. Il libro ha origini molto umili: ho cominciato ad approfondire la metafisica di Raimon Panikkar perché non riuscivo a capirla; la relazionalità radicale è qualcosa di eternamente sfuggente per chi è abituato alle ontologie classiche (monismo e dualismo). Più andavo avanti, più mi sembrava strana, avevo la sensazione che qualcosa rimanesse nell’ombra. A un certo punto, finalmente, mi parve tutto chiaro, e pensai: bene, questa metafisica funziona; purtroppo, però, non è compatibile con la scienza moderna. Allora iniziai ad approfondire il pensiero delle scienze moderne, in particolare la fisica, rendendomi conto che mi sbagliavo, e che Panikkar aveva ragione: cosmoteandrismo e scienze moderne non solo sono compatibili, ma mostrano anche una sorprendente affinità.

martedì 20 settembre 2011

La scienza... come un cancro. Intervista a Paolo Calabrò

di Gloria Germani

Paolo Calabrò, già redattore del Centro Interculturale Raimon Panikkar, ci ha regalato un saggio molto importante, anzi necessario, su uno dei nodi centrali del nostro presente: la scienza (Paolo Calabrò, Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne, Diabasis, 2011). Fine conoscitore della sterminata opera di Panikkar, Calabrò spazia tra gli articoli, i saggi, i libri del filosofo indo-catalano che ha dedicato la sua vita all’incontro tra saperi e culture diverse, e riesce a darci un quadro molto esauriente della filosofia di Panikkar e del suo centrale rapporto con la scienza. L’immagine del mondo che esce dalla filosofia di Panikkar – ben lungi dall’assomigliare ad un vago eclettismo tra pensiero orientale e teologia cristiana, di cui talvolta è stata tacciata - rivela le sue notevolissime convergenze con le scoperte della fisica post quantistica. Tale significativa confluenza è sottolineata attraverso citazioni puntuali di Panikkar da un lato e, dall’altro, di autori imprescindibili come Einstein, Bohr, Heisenberg, Planck, Mach. Il contributo fondamentale del saggio di Calabrò consiste nel dimostrare che la fede nella“ oggettività e l’universalità della scienza.... si radicano in una visione scientifica prequantistica che la fisica ha già da tempo superato, ma alla quale la percezione comune è rimasta ancorata”. Si tratta di un risultato fondamentale non solo a livello di culturale, ma anche per il nostro vivere quotidiano; infatti in esso sono contenute le premesse di quella rivoluzione culturale di cui – come ha sostenuto tra gli altri Fritjof Capra - oggi abbiamo disperatamente bisogno. Rivolgiamo a Paolo Calabrò alcune domande per approfondire meglio il tema e le sue implicazioni.

Cosa significa l’esortazione di Panikkar che dobbiamo “emanciparci dalla scienza”( che dà anche il titolo ad un suo saggio)?
Innanzitutto grazie per questa intervista. “Emanciparsi dalla scienza” significa essenzialmente liberarsi dall’idea (falsa) che la scienza sia qualcosa senza cui non possiamo vivere. Vuol dire anche liberarsi dal dominio della “macchina di secondo grado” (quella industriale), che impone all’uomo il suo ritmo accelerato e le sue esigenze, soffocandone la libertà (non si può smettere di fare manutenzione a un impianto nucleare, Fukushima insegna). Emanciparsi dalla tecnologia si può. E, secondo Panikkar, si dovrebbe.

giovedì 25 agosto 2011

Raimon Panikkar: la filosofia oltre il pensiero

A un anno di distanza dalla morte del filosofo catalano Raimon Panikkar, ricordiamo la ricchezza della sua lunga esistenza, ancora visibile nei tanti frutti che ha generato e nei tanti fiori che ancora sbocciano. Hai cambiato la nostra vita. Grazie, Raimon.

lunedì 1 agosto 2011

Dove le cose si toccano

di Elena Maffeis, giugno 2011

Nell’incipit del suo ultimo saggio, Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne, (Edizioni Diabasis, Reggio Emilia 2011, pp. 150, euro 15,00), Paolo Calabrò ricorda grato una passeggiata compiuta sottobraccio al Filosofo per le vie di Città di Castello, una decina di anni fa. In quell’occasione conobbi entrambi, visto che ero a mia volta all’altro braccio di Panikkar. Nonostante quell’incontro cadesse a conclusione di un impegnativo convegno, il nostro Ospite manifestava ancora energia, disponibilità ed entusiasmo nel rispondere ai nostri interrogativi; perché, come ci disse sorridendo, “ci si può negare a molte persone, ma mai ai giovani che portano domande!”.
Questo era Raimon Panikkar. Questo era

martedì 31 maggio 2011

Conversazione con Paolo Calabrò su «Flanerì», di Matteo Chiavarone

Intervistiamo Paolo Calabrò, amico di Flanerí e autore di Le cose si toccano – Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011).

Ciao Paolo, grazie dell’intervista. Ci puoi spiegare l’idea del libro?
Grazie a voi di Flanerì. Il libro nasce da un triplice intento. Primo, dal desiderio di approfondire la metafisica panikkariana, radicalmente nuova all’interno dell’orizzonte della filosofia occidentale, in particolare la sua recisa affermazione per la quale “la cosa in sé non esiste”. Secondo, dall’esigenza di individuare l’esistenza di una compatibilità tra la metafisica di Panikkar e le scienze moderne (in particolare la “nuova fisica”, la meccanica quantistica); compatibilità che Panikkar annuncia in tutte le sue opere, ma non illustra. Terzo, dal bisogno di mostrare le ripercussioni della cosiddetta “narrazione scientifica del mondo” sulla vita quotidiana dell’uomo moderno, che la riflessione di Panikkar aiuta a svelare in maniera adamantina.

lunedì 30 maggio 2011

La tecnologia può farci male? Riflessioni su 5 miti della narrazione scientifica del mondo

scritto per il blog di Dario Salvelli

Accolgo oggi, con grande piacere, l’invito dell’amico Dario a scrivere per questo blog un articolo sulla tecnologia, riprendendo le considerazioni fatte lo scorso 14 maggio presso la Libreria Feltrinelli di Caserta, dove ho presentato il mio libro su Raimon Panikkar, dal titolo: Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (ed. Diabasis, 2011). Lo farei cominciando proprio dal titolo: la tecnologia può farci male? A tutta prima verrebbe da rispondere di sì: chiunque di noi abbia a che fare quotidianamente con un minimo di oggetti tecnologici ne conosce bene limiti e conseguenze. Chi utilizza un telefono cellulare sa bene che

lunedì 16 maggio 2011

Presentazione del libro su FB


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Le cose si toccano recensito su «Mangialibri»

di Leonardo Caffo

La realtà è certamente intrecciata in un’intricatissima trama grazie, ma non solo, all'intreccio di differenti culture e storie. Per il noto filosofo indo-catalano Raimon Panikkar, il pluralismo è l’unico modo per comprendere questa realtà consistendo in una rinuncia a credere di possedere la verità ultima delle cose, smettendo di imporre un’opinione assoluta; in questa prospettiva l’incontro con l’altro e le esperienze emotive tendono a realizzare quella che Panikkar definisce comunione: “una forma dello stare insieme in cui non sussiste una valutazione di convenienza, ma un rapporto relazionale, un legame affettivo, restituendo alla relazionalità il carattere della condivisione di esperienze”. Il pensiero di Panikkar rappresenta un anello di congiunzione tra

<em>L'intransigenza</em> di Paolo Calabrò. Recensione di Cristina Papini per "Galline padovane"

Quello con le letture della Casa Editrice Il Prato, ormai è diventato il mio periodico appuntamento con il relax. Ho da poco terminato di l...